"E' un mese che mia moglie sta seguendo una dieta!". "E i risultati?". "Non l'ha ancora raggiunta!".

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Molto spesso il concetto di persona magra non è utilizzato correttamente. La valutazione avviene con l’unico riferimento alle dimensioni ma, sicuramente, non e’ una questione di “volumi”. Non si può certo dare del grasso ad un culturista al massimo della forma, come non si può affermare in termini assoluti che un uomo che indossa indumenti di piccola taglia sia per forza magro. Alla stessa stregua sono ridicole le tabelle che indicano il peso ideale con riferimento alla sola statura, senza considerare la struttura scheletrica e le masse muscolari. Ecco l’importanza dei valori di massa magra e massa grassa. E’ la percentuale di massa grassa che determina l’attributo di persona magra e non sempre vi è corrispondenza con la mole, infatti, portando un esempio riferito all’atletica, possiamo tranquillamente affermare che il velocista, che ha dimensioni e peso doppi rispetto al maratoneta, ha, tuttavia, una percentuale inferiore di massa grassa.

Essere in forma significa avere una giusta % di massa grassa, ma anche una appropriata, tonica ed armonica muscolatura. Con la sola dieta, anche se la più azzeccata, non potremo mai avere tutto questo, i pochi “eletti” che con la dieta sono riusciti a perdere peso sensibilmente (ma in modo duraturo?), hanno perso anche, anzi, soprattutto massa e tono muscolare, apparendo “flaccidi” e probabilmente con una % di massa grassa ancora troppo alta.

Dimagrire significa diminuire tale percentuale, non necessariamente calare di peso.

Con I’attività fisica, infatti, potremo perdere massa grassa e contemporaneamente aumentare quella magra, con eccellenti miglioramenti fisici, senza per altro che ci sia necessariamente una perdita di peso.

La massa corporea rimane invariata se le calorie introdotte eguagliano le calorie spese.
E' perciò ovvio che tre sono le vie per dimagrire:

1- Riduzione dell'apporto calorico in relazione al fabbisogno giornaliero
2- Aumento della spesa energetica a parità di apporto calorico giornaliero
3- La combinazione delle due vie sovraesposte

E' bene, per la salute dell'organismo, non scendere, come apporto calorico, sotto il metabolismo basale, ovvero le calorie necessarie per mantenere le funzioni vitali.

Diete più aggressive infatti possono arrecare danni anche più gravi all'organismo.
Nel primo periodo di dieta il soggetto usa le scorte di glicogeno che è normalmente idratato.Questo comporta una diminuizione di peso dovuta a perdita d'acqua. Solo con il procedere della dieta, l'organismo distrugge i grassi.
E' tuttavia molto difficile mantenere un deficit calorico sul lungo periodo, così come è difficile mantenere un livello di attività fisica adeguata.

Si è constatato, come caso limite, che, se si pratica un digiuno totale, si ottiene un dimagrimento di breve durata; alla fine del periodo infatti lo stimolo della fame è così alto che si riguadagna rapidamente il peso originale.

L'ipotalamo controlla il livello plasmatico di leptina prodotta dalle cellule che contengono grasso (adipociti) e misura l'entità dei depositi di grasso.
Un basso livello plasmatico di questo ormone indica una riduzione della massa grassa e l'ipotalamo mantiene la sensazione di fame che porta all'aumento dell'assunzione di calorie.

L'organismo reagisce ad un ridotto apporto di alimenti aumentando il senso di fame, rendendo ogni dieta una vera sofferenza.
Bisogna associare attività fisica alla dieta per contribuire ad abbassare il "punto di equilibrio".


L'attività fisica

E' ampiamente verificato che soggetti di entrambi i sessi fisicamente attivi hanno un buon controllo della massa corporea.
Se un soggetto è in sovrappeso, è importante che inizi a svolgere attività fisica molto gradualmente. E' assolutamente controproducente iniziare con programmi di elevata intensità.

 

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