Molto spesso
il concetto di persona magra non è utilizzato
correttamente. La valutazione avviene con l’unico
riferimento alle dimensioni ma, sicuramente,
non e’ una questione di “volumi”.
Non si può certo dare del grasso ad un
culturista al massimo della forma, come non
si può affermare in termini assoluti
che un uomo che indossa indumenti di piccola
taglia sia per forza magro. Alla stessa stregua
sono ridicole le tabelle che indicano il peso
ideale con riferimento alla sola statura, senza
considerare la struttura scheletrica e le masse
muscolari. Ecco l’importanza dei valori
di massa magra e massa grassa. E’ la percentuale
di massa grassa che determina l’attributo
di persona magra e non sempre vi è corrispondenza
con la mole, infatti, portando un esempio riferito
all’atletica, possiamo tranquillamente
affermare che il velocista, che ha dimensioni
e peso doppi rispetto al maratoneta, ha, tuttavia,
una percentuale inferiore di massa grassa.
Essere in forma significa
avere una giusta % di massa grassa, ma anche
una appropriata, tonica ed armonica muscolatura.
Con la sola dieta, anche se la più azzeccata,
non potremo mai avere tutto questo, i pochi
“eletti” che con la dieta sono riusciti
a perdere peso sensibilmente (ma in modo duraturo?),
hanno perso anche, anzi, soprattutto massa e
tono muscolare, apparendo “flaccidi”
e probabilmente con una % di massa grassa ancora
troppo alta.
Dimagrire significa
diminuire tale percentuale, non necessariamente
calare di peso.
Con I’attività
fisica, infatti, potremo perdere massa grassa
e contemporaneamente aumentare quella magra,
con eccellenti miglioramenti fisici, senza per
altro che ci sia necessariamente una perdita
di peso.
La massa corporea rimane invariata
se le calorie introdotte eguagliano le calorie
spese.
E' perciò ovvio che tre sono le vie per
dimagrire:
1- Riduzione dell'apporto calorico
in relazione al fabbisogno giornaliero
2- Aumento della spesa energetica a parità
di apporto calorico giornaliero
3- La combinazione delle due vie sovraesposte
E' bene, per la salute dell'organismo,
non scendere, come apporto calorico, sotto il
metabolismo basale, ovvero le calorie necessarie
per mantenere le funzioni vitali.
Diete più aggressive
infatti possono arrecare danni anche più
gravi all'organismo.
Nel primo periodo di dieta il soggetto usa le
scorte di glicogeno che è normalmente
idratato.Questo comporta una diminuizione di
peso dovuta a perdita d'acqua. Solo con il procedere
della dieta, l'organismo distrugge i grassi.
E' tuttavia molto difficile mantenere un deficit
calorico sul lungo periodo, così come
è difficile mantenere un livello di attività
fisica adeguata.
Si è constatato, come
caso limite, che, se si pratica un digiuno totale,
si ottiene un dimagrimento di breve durata;
alla fine del periodo infatti lo stimolo della
fame è così alto che si riguadagna
rapidamente il peso originale.
L'ipotalamo controlla il livello
plasmatico di leptina prodotta dalle cellule
che contengono grasso (adipociti) e misura l'entità
dei depositi di grasso.
Un basso livello plasmatico di questo ormone
indica una riduzione della massa grassa e l'ipotalamo
mantiene la sensazione di fame che porta all'aumento
dell'assunzione di calorie.
L'organismo reagisce ad un
ridotto apporto di alimenti aumentando il senso
di fame, rendendo ogni dieta una vera sofferenza.
Bisogna associare attività fisica alla
dieta per contribuire ad abbassare il "punto
di equilibrio".
L'attività fisica
E' ampiamente verificato che
soggetti di entrambi i sessi fisicamente attivi
hanno un buon controllo della massa corporea.
Se un soggetto è in sovrappeso, è
importante che inizi a svolgere attività
fisica molto gradualmente. E' assolutamente
controproducente iniziare con programmi di elevata
intensità.
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